Un’auto diesel Euro 5 può essere ancora efficiente e, nello stesso tempo, non poter entrare in alcune città. Il cosiddetto blocco euro 5 non è infatti un divieto nazionale identico ovunque: dipende dalla Regione, dal Comune, dalla categoria del veicolo e dagli orari stabiliti dall’ordinanza locale. Qui chiarisco cosa cambia nel 2026, come verificare la classe ambientale, quali deroghe esistono e quando conviene tenere o sostituire l’auto.
Cosa cambia davvero per una diesel Euro 5
- Non esiste un divieto unico nazionale valido in tutte le città italiane.
- Dal 1° ottobre 2026 le limitazioni possono interessare soprattutto le regioni del Bacino Padano.
- Il provvedimento riguarda principalmente le autovetture diesel Euro 5 e alcuni veicoli commerciali.
- Benzina Euro 5, elettriche e molte alimentazioni alternative non rientrano automaticamente nello stesso divieto.
- La violazione della limitazione ambientale può costare da 168 a 678 euro, con sospensione della patente in caso di recidiva nel biennio.

Il quadro nazionale non prevede lo stesso divieto in tutta Italia
La regola più importante è anche quella che genera più confusione. Il Governo ha fissato un quadro di riferimento per le Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, ma l’applicazione concreta passa dai piani regionali della qualità dell’aria e dalle ordinanze comunali.
Il MIT ha spostato al 1° ottobre 2026 il termine centrale per le nuove limitazioni strutturali dei diesel Euro 5. Dopo quella data, le Regioni possono però adottare misure compensative, cioè interventi alternativi capaci di ridurre le emissioni in modo equivalente. Per questo il calendario non va letto come un semplice “dal 2026 nessun Euro 5 potrà più circolare”.
La misura nasce dagli obiettivi europei sulla qualità dell’aria, soprattutto per le concentrazioni di PM10 e biossido di azoto. Non riguarda quindi l’età dell’auto in sé, ma la classe emissiva, il tipo di alimentazione, la zona interessata e il livello di inquinamento rilevato.
Diesel e benzina non vengono trattati allo stesso modo
La limitazione di cui si parla riguarda soprattutto le auto alimentate a gasolio. Una vettura a benzina Euro 5, in linea generale, non è coinvolta da questo specifico provvedimento nazionale, anche se può essere soggetta ad altre regole locali, come ZTL, Area B, blocchi emergenziali o domeniche ecologiche.
Lo stesso vale per un’auto diesel Euro 6. Essere più recente non significa però avere accesso automatico a ogni area urbana. Alcune città hanno già programmato restrizioni future anche per determinate versioni Euro 6, quindi prima di acquistare un’auto usata io controllo sempre il regolamento della città in cui verrà utilizzata.
Dove e quando possono fermarsi i veicoli Euro 5
Il calendario cambia sensibilmente da una Regione all’altra. La tabella seguente offre un orientamento pratico aggiornato al 2026, ma l’ordinanza del Comune resta il riferimento decisivo per strade, orari, deroghe e cartelli presenti sul posto.
| Area | Decorrenza principale | Veicoli e territorio interessato |
|---|---|---|
| Lombardia | 1° ottobre 2026 | Autovetture diesel Euro 5 nei Comuni oltre 100.000 abitanti, tra cui Milano, Brescia, Monza e Bergamo. Per alcune categorie commerciali il calendario arriva al 2027 e al 2028. |
| Veneto | 1° ottobre 2026 | Autovetture e veicoli commerciali diesel Euro 5 nei Comuni e agglomerati con oltre 100.000 abitanti, secondo gli atti regionali e comunali. |
| Emilia-Romagna | 1° ottobre 2026 | Il piano regionale indica limitazioni nei Comuni sopra 30.000 abitanti, nell’agglomerato di Bologna e nei Comuni volontari, normalmente dal lunedì al venerdì dalle 8:30 alle 18:30. |
| Piemonte | Da verificare con il piano regionale aggiornato | La Regione ha annunciato misure compensative per evitare il blocco strutturale, ma restano possibili ordinanze locali e provvedimenti legati agli episodi di smog. |
| Altre Regioni | Dipende dal Comune | Non scatta automaticamente il provvedimento previsto per il Bacino Padano. Possono comunque esistere ZTL, aree a basse emissioni e blocchi temporanei. |
In Lombardia esiste anche MoVe-In, un sistema con dispositivo satellitare che sostituisce i blocchi orari con un limite chilometrico annuale. Non è una cancellazione del divieto: consente di circolare entro una soglia di chilometri stabilita in base al veicolo e alla classe ambientale.
A Milano, inoltre, bisogna distinguere tra Area B e Area C. Una deroga o un’autorizzazione valida per una zona non dà automaticamente accesso all’altra. Questa è una delle verifiche che molti automobilisti saltano, soprattutto quando attraversano la città per lavoro.
Come verificare se la tua auto è davvero coinvolta
La prima verifica si fa sulla carta di circolazione, non sulla data di immatricolazione. Un’auto immatricolata nello stesso anno di un’altra può avere una diversa omologazione, soprattutto nei periodi di passaggio tra Euro 5 ed Euro 6.
- Controlla il campo V.9 della carta di circolazione, dove viene indicata la classe ambientale.
- Verifica il campo P.3 per l’alimentazione del veicolo.
- Individua la categoria, per esempio M1 per un’autovettura o N1 per un veicolo commerciale leggero.
- Confronta questi dati con la pagina sulla mobilità del Comune e con l’ordinanza valida nella data del viaggio.
Non basta leggere “Euro 5” e fermarsi lì. La differenza tra diesel Euro 5, benzina Euro 5, bifuel e veicolo commerciale può cambiare completamente il risultato. Anche la presenza di un filtro antiparticolato non modifica automaticamente la classe riportata sul libretto.
Il filtro antiparticolato aggiunto risolve il problema
Di solito no. Un FAP installato dopo l’immatricolazione può essere riconosciuto solo se rispetta i requisiti tecnici previsti e se l’installazione è omologata e documentata. In alcune discipline regionali il sistema deve ridurre sia le polveri sia gli ossidi di azoto, non soltanto il particolato.
Per questo diffido delle promesse generiche del tipo “con un filtro puoi circolare ovunque”. Prima di spendere denaro chiederei al produttore e alla Motorizzazione se la modifica è ammessa nella specifica Regione e se produce una deroga effettivamente riconosciuta dall’ordinanza.
Deroghe e casi in cui il divieto può non valere
Le esenzioni non sono uguali in tutta Italia, ma le ordinanze prendono spesso in considerazione alcune situazioni ricorrenti. Tra queste ci sono i veicoli per servizi di emergenza, quelli delle forze dell’ordine, i mezzi di soccorso e i veicoli utilizzati per il trasporto di persone con disabilità muniti del contrassegno previsto.
Possono essere previste deroghe anche per visite mediche indispensabili, attività lavorative particolari, assistenza domiciliare, trasporto di persone sottoposte a terapie e veicoli storici. Quasi sempre serve una prova concreta, come una prenotazione, un certificato o un’autorizzazione. La semplice necessità di usare l’auto per andare al lavoro non basta automaticamente.
Le Regioni possono inoltre escludere dalle limitazioni alcuni veicoli diesel Euro 5 o precedenti alimentati con carburanti alternativi, se monofuel o bifuel. Anche in questo caso non considero l’esenzione universale: bisogna controllare la formulazione dell’atto locale e la documentazione del veicolo.
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Che cosa c’entra il Codice della strada
Il Codice della strada consente ai Comuni di limitare la circolazione per esigenze di prevenzione dell’inquinamento, attraverso ordinanze motivate. Il divieto ambientale deve quindi essere accompagnato da una segnaletica e da regole applicabili alla zona interessata.
Secondo ACI, la violazione di una limitazione legata alla classe emissiva comporta una sanzione da 168 a 678 euro. Se la stessa infrazione viene ripetuta nel biennio, può aggiungersi la sospensione della patente da 15 a 30 giorni. Le cifre possono essere diverse quando si viola un altro tipo di divieto, perciò è importante capire quale norma è stata contestata nel verbale.
Tenere l’auto o cambiarla dipende dall’uso reale
Non consiglierei di vendere automaticamente una diesel Euro 5. Se l’auto viaggia soprattutto fuori dai centri urbani interessati, percorre molti chilometri extraurbani ed è in buone condizioni, mantenerla può ancora avere senso. Il problema diventa più concreto per chi entra ogni giorno in una città soggetta a limitazioni.
Io valuterei la situazione con tre domande semplici:
- Quanti giorni alla settimana devo attraversare una zona soggetta a divieto?
- Ho un’alternativa praticabile con trasporto pubblico, parcheggio di interscambio o un secondo veicolo?
- Il costo di manutenzione previsto nei prossimi anni è coerente con il valore dell’auto?
Per chi cerca un’usata, una benzina Euro 6, una full hybrid o un’elettrica riduce il rischio di nuove restrizioni urbane, ma la scelta deve considerare percorrenza, ricarica, consumi e prezzo d’acquisto. Comprare un diesel Euro 5 a un prezzo molto basso può sembrare conveniente, ma perde valore se la città di residenza lo limita già o lo farà a breve.
La sostituzione ha invece meno urgenza per chi vive in un Comune non coinvolto, usa l’auto saltuariamente e può pianificare i viaggi evitando le aree interessate. In quel caso controllerei periodicamente le ordinanze, conserverei la documentazione delle eventuali deroghe e non prenderei decisioni basate soltanto sui titoli dei giornali.
La verifica locale resta la protezione più semplice
Nel 2026 la domanda giusta non è soltanto “posso circolare con un Euro 5?”, ma “posso circolare con questo veicolo, in questa città, in questa fascia oraria?” Classe ambientale, alimentazione, categoria, Regione e ordinanza comunale devono essere letti insieme.
Prima di partire controllo sempre il sito del Comune, la segnaletica della zona e le eventuali deroghe attive. È una verifica di pochi minuti che può evitare una multa costosa e, soprattutto, una scelta affrettata sull’auto da tenere o da sostituire.