Quando un attraversamento è poco visibile, un’auto sosta davanti alle strisce o una strada urbana diventa spesso congestionata, la sicurezza dipende anche dalle decisioni prese dal Comune. La sigla art 36 cds, però, non indica le regole di comportamento dei pedoni: riguarda i piani urbani del traffico e i piani per la viabilità extraurbana. Qui chiarisco cosa prevede davvero la norma, chi deve applicarla e quali conseguenze pratiche ha per chi guida e cammina.
La distinzione che evita gli errori più comuni
- Articolo 36 riguarda il Piano urbano del traffico, non il comportamento individuale dei pedoni.
- Comuni oltre 30.000 abitanti devono adottare il piano urbano del traffico.
- Ogni due anni il piano deve essere aggiornato.
- Articolo 190 disciplina invece il comportamento dei pedoni.
- Articoli 40 e 191 riguardano gli obblighi dei conducenti verso chi attraversa.
Cosa disciplina davvero l’articolo 36 del Codice della strada
L’articolo 36 del Codice della strada è una norma di pianificazione della mobilità. Stabilisce che determinati enti pubblici devono organizzare il traffico attraverso strumenti capaci di migliorare la circolazione, ridurre i rischi e limitare gli effetti negativi sull’ambiente.
Il piano urbano del traffico, spesso indicato con la sigla PUT, non è un semplice elenco di divieti. È un insieme coordinato di interventi su flussi di traffico, parcheggi, trasporto pubblico, velocità, segnaletica e sicurezza degli utenti vulnerabili.
La norma punta a quattro risultati principali:
- migliorare le condizioni di circolazione e di sosta;
- aumentare la sicurezza stradale;
- ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico;
- favorire il risparmio energetico.
Per me, il punto più importante è questo: l’articolo 36 opera a livello di organizzazione della rete stradale, mentre le regole su come deve comportarsi una persona alla guida o a piedi si trovano soprattutto nel Titolo V del Codice.
Quali Comuni devono adottare il piano urbano del traffico
L’obbligo principale riguarda i Comuni con più di 30.000 abitanti residenti. La soglia non è però l’unico criterio. Anche un Comune più piccolo può essere chiamato ad adottare il piano quando registra un forte afflusso turistico, un pendolarismo rilevante o problemi importanti di congestione.
In questi casi, la Regione individua i Comuni interessati e l’elenco viene pubblicato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti nella Gazzetta Ufficiale. Non basta quindi che una località sia turistica o trafficata in senso generico: deve rientrare nel procedimento previsto dalla norma.
| Soggetto | Obbligo previsto | Ambito |
|---|---|---|
| Comune oltre 30.000 abitanti | Adozione del piano urbano del traffico | Viabilità urbana |
| Comune sotto 30.000 abitanti | Obbligo in presenza di particolari condizioni | Turismo, pendolarismo o congestione |
| Provincia | Adozione del piano del traffico per la viabilità extraurbana | Strade fuori dai centri abitati |
Il piano urbano del traffico deve essere aggiornato ogni due anni. Questo non significa che ogni due anni debba essere completamente riscritto da zero, ma che l’amministrazione deve verificarne l’attualità e adeguarlo alle nuove condizioni del traffico, della sicurezza e del territorio.
Le direttive ministeriali distinguono inoltre il piano generale dagli strumenti di dettaglio, come i piani particolareggiati ed esecutivi. È una differenza concreta: il piano generale definisce la strategia, mentre gli atti successivi possono stabilire interventi precisi su una strada, un incrocio o una zona di sosta.

Che cosa cambia per chi guida e per chi cammina
Il PUT non assegna direttamente una precedenza a un pedone e non stabilisce, da solo, la sanzione per chi attraversa fuori dalle strisce. Può però portare alla realizzazione di nuovi attraversamenti, marciapiedi più sicuri, zone pedonali, sistemi di moderazione della velocità e controlli sulla sosta irregolare.
Un esempio semplice è una strada davanti a una scuola. Il piano può prevedere una diversa disposizione dei parcheggi, un attraversamento rialzato, un limite locale, una zona a traffico limitato o una modifica dei sensi di marcia. La regola concreta che l’automobilista deve rispettare nascerà poi dalla segnaletica e dal provvedimento dell’ente competente.
Il piano può anche ricorrere a sistemi tecnologici per controllare il traffico, verificare i rallentamenti e scoraggiare la sosta dove crea pericolo o intralcio. Questo spiega perché una modifica alla viabilità non riguarda soltanto la fluidità del traffico, ma anche la visibilità degli utenti più esposti.
Quando sono presenti strisce pedonali, i conducenti devono dare la precedenza ai pedoni che si accingono ad attraversare o che hanno già iniziato l’attraversamento. Io considero questa una regola pratica essenziale: rallentare prima delle strisce lascia il tempo di vedere chi sta per entrare sulla carreggiata e di fermarsi senza una frenata improvvisa.
Articolo 36, articolo 190 e articolo 40 non sono la stessa cosa
La confusione nasce spesso perché queste norme vengono consultate insieme, ma hanno funzioni diverse. L’articolo 36 pianifica il traffico, l’articolo 190 disciplina i pedoni e l’articolo 40 regola anche il comportamento dei conducenti in corrispondenza degli attraversamenti.
| Norma | Chi riguarda | Che cosa stabilisce |
|---|---|---|
| Art. 36 | Comuni e Province | Piani urbani del traffico e piani per la viabilità extraurbana |
| Art. 190 | Pedoni | Uso di marciapiedi, attraversamenti, carreggiata e spazi pedonali |
| Art. 40 | Conducenti e utenti della strada | Regole della segnaletica orizzontale e precedenza agli attraversamenti |
| Art. 145 | Conducenti | Precedenza e particolare attenzione nelle aree pedonali e ciclabili |
Secondo l’articolo 190, il pedone deve usare marciapiedi, banchine e spazi predisposti. Quando non esistono o sono impraticabili, deve procedere sul margine della carreggiata con il minor intralcio possibile e, fuori dai centri abitati, in senso opposto a quello dei veicoli sulle strade a doppio senso.
Per attraversare, la regola preferibile è usare strisce, sottopassi o sovrappassi. Se non esistono o si trovano a più di 100 metri, l’attraversamento può avvenire in senso perpendicolare, con la necessaria prudenza. In assenza di strisce, il pedone deve dare la precedenza ai conducenti.
La violazione delle disposizioni sull’uso della strada da parte dei pedoni comporta una sanzione amministrativa da 26 a 102 euro. È quindi sbagliato attribuire questa multa all’articolo 36, che non è una norma di comportamento rivolta direttamente al pedone.
Come leggere una regola locale senza confondere piano e segnaletica
Un piano urbano del traffico orienta le scelte dell’amministrazione, ma per capire cosa si può fare davvero su una strada bisogna guardare a segnali, ordinanze e delimitazioni visibili. Il piano può prevedere una ZTL o un’area pedonale, ma l’utente deve rispettare il provvedimento con cui quella disciplina viene istituita e la segnaletica presente sul posto.
Quando mi trovo davanti a una modifica della viabilità, seguo una verifica molto concreta:
- controllo il segnale verticale all’ingresso della zona;
- verifico giorni, orari e categorie autorizzate;
- osservo eventuali pannelli integrativi;
- controllo se la strada presenta strisce, semafori o delimitazioni provvisorie;
- in caso di dubbio, consulto l’ordinanza comunale o il sito istituzionale dell’ente.
Il PUT non sostituisce la segnaletica. Un piano può indicare l’obiettivo di ridurre la velocità, ma il conducente deve rispettare il limite reso effettivo dai segnali. Allo stesso modo, la presenza di un’area pedonale dipende dalla disciplina locale e dalla segnalazione prevista, non dal semplice fatto che la strada sia stretta o frequentata da molte persone.
Un’altra distinzione utile è quella tra PUT e PUMS. Il primo è uno strumento operativo per gestire il traffico nel breve periodo, spesso intervenendo sull’assetto esistente; il secondo ha una prospettiva più ampia e strategica sulla mobilità sostenibile. Confonderli porta a interpretare male sia gli obblighi del Comune sia il valore dei singoli interventi.
La verifica decisiva prima di contestare una regola locale
La risposta più precisa alla ricerca sull’articolo 36 è quindi questa: la norma obbliga determinati enti a pianificare il traffico con obiettivi di sicurezza, fluidità, riduzione dell’inquinamento e migliore gestione della sosta. Non contiene invece le regole quotidiane dei pedoni, che vanno cercate soprattutto nell’articolo 190, né esaurisce gli obblighi dei conducenti verso chi attraversa.
Se una strada sembra organizzata male, il problema può dipendere da un piano non aggiornato, da un’ordinanza recente o da una segnaletica poco chiara. Prima di concludere che una regola sia illegittima o che una multa sia riferita all’articolo sbagliato, conviene identificare la norma applicata, il segnale presente e l’autorità che ha disposto la misura. È questo controllo, più della sola sigla riportata sul verbale o nella ricerca, a chiarire davvero quali diritti e quali obblighi valgono in quel punto della strada.